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Red Courtain Trilogy

  • Immagine del redattore: Valentina Gobbi
    Valentina Gobbi
  • 20 ago 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 27 dic 2020

Voglio dedicare una sezione speciale di questo blog a Baz Luhrmann e alla sua Red Courtain Trilogy:

  • Strictly Ballroom (1992)

  • William Shakespeare's Romeo+Juliet (1996)

  • Moulin Rouge! (2001)

Il suo cinema visionario ha segnato per me gli anni universitari e ispirato la mia tesi di laurea: ricordo ancora la sensazione provata nel buio della sala mentre venivo investita dal susseguirsi vorticoso di immagini e musica di Moulin Rouge!

Mi stavo laureando in DAMS e già da qualche tempo riflettevo su come strutturare la mia tesi e su quale argomento incentrarla, avrei voluto parlare di Musical, vista la mia passione per la danza, e mi sembrava una buona idea coniugarla con la passione per il cinema e per il linguaggio cinematografico, ma brancolavo ancora nel buio...



Poi quella sera, seduta nella sala buia, sono stata "illuminata" dal raggio di luce che, attraversando la sala, andava formando sullo schermo l'incredibile universo visionario creato da Baz Luhrmann e improvvisamente si delinearono nella mia testa le idee e gli argomenti che avrei voluto affrontare nella tesi.


A life lived in fear is a life half lived


Una vita vissuta nella paura è una vita vissuta a metà

Logo della Bazmark Inq.

"¡Vivir con miedo es cómo vivir a medias!" urla Fran, la protagonista di Strictly Ballroom (primo della trilogia), a Scott all'inizio del film, esortandolo ad avere il coraggio di sostenere le sue idee e a rompere le catene imposte dalla società in cui vive.

Queste parole diverranno presto il motto di Luhrmann, rappresenteranno in ogni suo film l'essenza che muove e motiva i suoi personaggi e, dal 1997, compariranno nello stemma della Bazmark Inq. sua casa di produzione. Saranno così un monito che il regista volge a se stesso e un messaggio universale da diffondere attraverso le sue opere, ma anche il marchio di fabbrica del suo cinema sfrontato e senza paura. Perché in fondo il cinema è anche questo, il coraggio di raccontare la propria visione di una storia inevitabilmente già raccontata, spogliandosi della paura del confronto con un passato glorioso.


Un autore democratico e postmoderno

Cresciuto con mille interessi e formatosi nella recitazione, nella danza e nella musica, Baz Luhrmann incarna alla perfezione l'artista postmoderno. Fin dal suo primo film si circonda di un gruppo di collaboratori fidati dando luogo ad un lavoro d'equipe all'interno del quale ognuno mette a disposizione le proprie conoscenze e le proprie capacità. La definizione di 'film d'autore' è infatti per il regista un concetto più democratico di quello che si può credere. Luhrmann si considera pienamente autore dei suoi film ma invece che lavorare solo esige l'attiva partecipazione dei collaboratori, riservandosi comunque, in quanto realizzatore, il diritto di prendere la decisione definitiva. Inizialmente però tutti hanno carta bianca e il principale metodo di lavoro nel suo staff consiste nel proporre idee per testarle, criticarle e migliorarle. Anche il lavoro con gli attori, chiamati a conoscere a fondo il personaggio e a farlo proprio, acquista un'importanza fondamentale. Non è raro che siano loro a proporre alcune delle idee che miglioreranno poi il risultato finale.

Nei suoi film si possono ritrovare le tracce e le suggestioni con cui il cinema segna e forma chi se ne innamora. Dal melodramma, al noir, al western, fino, naturalmente, al musical.

Primo piano di Zidler in Moulin Rouge!

Ma in qualche misura, il suo, è un cinema debitore anche di tutta l'esperienza europea passata e recente. Come non azzardare un collegamento con il cinema tedesco in alcune sue espressionistiche messe in scena? E come non pensare agli "elementi attrattivi" di Ejzenštejn davanti al suo montaggio fatto di accostamenti improvvisi e sorprendenti? Nel modo in cui si pone nei confronti delle storie che vuole raccontare poi, sembra di ritrovare un po' della concezione cinematografica felliniana. Attraverso il suo cinema teatralizzato, Luhrmann cerca di arrivare alla realtà delle cose attraverso la finzione: in mondi improbabili, popolati da figure grottesche, i personaggi principali dei tre film appartenenti alla Red Courtain Trilogy riescono a trovare la loro strada solo attraverso la dimensione 'artistica'.


Collage di conoscenze, di esperienze, ma anche di sensazioni, immagini e storie, il suo cinema rispecchia la condizione postmoderna per molti aspetti.

In particolar modo Romeo+Giulietta di William Shakespeare e Moulin Rouge! esemplificano molto bene la compressione spazio-temporale tipica del postmodernismo, il primo catapultando il linguaggio shakespeariano nel XX secolo e il secondo facendo rivivere l'emozionante fin de siècle attraverso le musiche pop contemporanee.

Grandi pastiche postmoderni dunque, che strizzano l'occhio agli spettatori più smaliziati, ma ben consapevoli di essere macchine perfette alla portata di tutti.





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