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Un paese non più di sole «musichette»

  • Immagine del redattore: Valentina Gobbi
    Valentina Gobbi
  • 2 set 2020
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 27 gen 2022

Il fecondo sodalizio, nato nei primi anni del 2000 e andato consolidandosi nell'ultimo ventennio, tra cinema e serialità in Italia è stato secondo me il principale vettore del rinnovamento proficuo e qualitativamente interessante del panorama cinematografico nostrano.

Romanzo Criminale - La Serie

Finalmente, e forse per la prima volta dall'epoca d'oro vissuta con il Neorealismo o con il cinema autoriale, si è creato un fervido terreno per un nuovo cinema di qualità che prende le distanze dalla tradizione di commedia all'italiana e dei cinepanettoni e trova un rinnovato vigore allontanandosi anche dall'ingombrante tradizione di quel certo cinema impegnato che pur guadagnandosi riconoscimenti e applausi anche internazionali restava sempre un pò troppo di matrice nazional popolare (ovviamente a parte qualche raro caso).

Grazie a questo nuovo panorama, di cui le Serie Tv sono state il traino, ci si è liberati dalla retorica di opere inevitabilmente "provinciali" per aprirci ad una realtà decisamente più internazionale soprattutto dal punto di vista tecnico e produttivo.


Dal romanzo popolare a quello criminale passando per la «locura»

La rivoluzione del panorama delle produzioni televisive di Serie Tv, in Italia, è iniziata con l'ampliamento dell'offerta e si è sviluppata di pari passo con l'evoluzione della tecnologia e l'introduzione sul mercato di nuove tipologie di fruizione. Come sempre il ruolo della tecnologia non è scindibile da quello della creatività: nascono nuovi scenari e nuove possibilità e questo stimola la dimensione artistica, in ogni campo.

Fino agli anni '80 la serialità italiana era ristretta a quella che era l'offerta della tv di Stato e privilegiava il formato della miniserie sulla scia dello sceneggiato anni '50 e '60 (puntando al forte ruolo pedagogico). A partire dagli anni '80, mentre negli Stati Uniti e in altri paesi già si raggiungeva un consolidamento, in Italia ci si avviava allo sviluppo di questo genere in nuove forme e alla scoperta di tutte le sue potenzialità grazie alla concorrenza della nascente tv commerciale.

I palinsesti si dilatano e l'offerta si deve adeguare, se i canali Mediaset puntano sull'importazione di prodotti statunitensi (che contribuiscono comunque a formare un nuovo tipo di spettatore con nuove esigenze) la tv di Stato, che in un primo momento resta distante culturalmente, negli anni '90 decide di cimentarsi per la prima volta in una produzione di lunga durata nel tempo con Un posto al sole (1996), format ispirato ad una soap Australiana. L'esperimento è vincente e apre una nuova stagione per la tv nostrana. Nel giro di pochi anni anche la tv commerciale si lancia nelle prime produzioni originali da Un medico in famiglia (1998) a Vivere (1999).

Indimenticabile la scena nella terza stagione di Boris (2010), serie che guarda con spiccata ironia alla realtà televisiva anni '90, in cui per necessità produttive la troupe è costretta a rivedere più volte, in chiavi diverse, il format in fase di realizzazione per cavalcare l'uno o l'altro filone in voga. Nelle nottate passate al montaggio uno degli autori si lancia nella colorita descrizione di cosa debba diventare la televisione del futuro prossimo per incontrare le nuove esigenze dei suoi spettatori semplificandolo in un termine: la locura!!

(...) questa è l'Italia del futuro... un paese di musichette, mentre fuori c'è la morte!

(cit. Boris 3)


Questa scena riassume molto bene l'aria che si respirava nei corridoi delle nostre tv nazionali negli anni '90... ma i tempi stanno cambiando ancora una volta e il pubblico ora è pronto per una serialità meno nazional popolare (di cui Boris stessa ne rappresenta insieme critica e rottura). L'arrivo e l'evoluzione della Pay Tv, con la piattaforma Sky, rivoluziona nuovamente lo scenario e l'Italia dimostra di poter produrre Serie Tv di qualità cinematografica: i temi trattati si aprono alla possibilità di raccontare anche storie scomode o scabrose, nella realizzazione vengono impiegate maestranze appartenenti al mondo del cinema e c'è una nuova attenzione al carattere internazionale delle opere. Romanzo Criminale (2008) sancisce il successo della nuova tendenza. Per la prima volta le Serie Tv Italiane hanno una cura e una qualità di livello cinematografico e nello stesso tempo il cinema beneficia di rimando di questo nuovo fermento produttivo.


Giù le maschere

Uno dei fattori fortemente rinnovati grazie a questa nuova realtà è l'aspetto e il ruolo della recitazione. I nostri attori stanno vivendo una nuova e gloriosa epoca.

Una nuova generazione che finalmente può allontanarsi dalla tipica, e ormai stretta, "scuola italiana" che mutua la sua tecnica attoriale dal teatro e dalla commedia dell'arte. Macario, Totò, Alberto Sordi, Carlo Verdone... sono solo alcuni dei grandi nomi rappresentativi di questa tendenza italiana nella recitazione.

Ma questo fermento produttivo sta portando una nuova ventata anche per i nostri attori, non c'è più la necessità di dover costruire un personaggio tipico, una maschera, da riproporre identica nelle varie opere.

Edoardo Pesce - Brusca/Sordi

Sempre più spesso invece scopriamo attori capaci di trasformarsi e rendersi irriconoscibili, di calarsi completamente in ruoli anche opposti tra loro (si pensi al bravissimo Edoardo Pesce passato con disinvoltura dal dare vita ad un credibilissimo Giovanni Brusca ne Il Cacciatore ad un altrettanto credibile ed accurato Alberto Sordi nel film Permette? Alberto Sordi) ma anche capaci di dare un incredibile spessore ad un

Francesco Montanari - Il Libanese in Romanzo Criminale

singolo personaggio riuscendo a fargli vivere una trasformazione ed evoluzione tangibile e convincente all'interno di un unico racconto (si pensi al cambiamento del personaggio del Libanese interpretato da Francesco Montanari in Romanzo Criminale nell'arco delle due stagioni o alla triplice trasformazione di Genny Savastano interpretato da Salvatore Esposito in Gomorra).

Salvatore Esposito - Genny Savastano in Gomorra

Una nuova stagione quindi, televisiva e cinematografica, per degli attori finalmente liberi di dimostrarsi poliedrici e trasformisti capaci di prestare corpo, e voce, alle storie modellandolo di volta in volta.

E che questa tendenza si stia allargando anche al cinema ne sono prova, ad esempio, due incredibili e sorprendenti interpretazioni degli ultimi anni che voglio menzionare: quella di Stefano Accorsi in Veloce come il vento (2016) decisamente trasformato nel fisico e nell'intenzione interpretativa, e quella di Fabio De Luigi in Gli uomini d'oro (2019) semplicemente irriconoscibile dal punto di vista attoriale.

Stefano Accorsi - Fabio De Luigi


 

Riferimenti bibliografici:

- Cardini, Daniela, Long Tv - Le serie televisive viste da vicino, Edizioni Unicopli, Milano 2017


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